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| LA NOSTRA CITTA' |
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FONDI
![]() Urbs Fundorum Ai piedi dei Monti Ausoni si distende fino al mare di Ulisse e di Enea una Piana alluvionale, costellata di laghi e solcata da corsi d’acqua, abitata dalla preistoria. Come dimostrano i manufatti, soprattutto in ossidiana, ritrovati lungo le sponde del Lago di Fondi. Dove la leggenda narra di Amiclae, i cui abitanti, seguaci della dottrina pitagorica della metempsicosi, furono dispersi da un’invasione di serpenti. Ma, l’insediamento umano della Piana ha origine anche dalle colline e dai monti circostanti. Dalle alture di Passignano, innanzitutto, in cui è stato scoperto un castelliere dell’età del ferro, ricovero di pastori e greggi, risalente al XII-X secolo a.C. Dalla fusione di popoli di montagna e di mare probabilmente nacquero le prime mura ciclopiche, entro le quali visse e prosperò la gente italica degli Ausoni. Alle mura megalitiche, di cui resta qualche reperto, si sostituirono quelle poligonali, ancora visibili in viale Marconi, e l’opus reticulatum incertum romano. Durante la civiltà di Roma la città fu splendida di templi e palazzi. Il suo stesso impianto urbanistico, il castrum, mantiene ancora oggi intatti i suoi decumani e cardini. Lo splendore della “Urbs Fundorum” derivava dalla sua ricca economia agricola ed artigianale. La Piana esportava il suo celeberrimo vino Cecubo, prodotto nelle “villae” patrizie, che si disponevano sulle colline di S. Raffaele fino alla Grotta di Tiberio a Sperlonga, in tutto il Mediterraneo. Alla stessa civiltà romana diede alcuni figli illustri: Livia imperatrice, moglie di Augusto, e madre di Tiberio, nato sulle colline di Fondi e l’imperatore Galba. In epoca cristiana, una delle prime sedi vescovili d’Italia, esprime il 13° papa con S. Sotero. Alle falde del Monte Arcano nasce una comunità monastica con S. Onorato, che fa del lavoro e della preghiera, prima di S. Benedetto, la principale regola religiosa. I secoli bui del Medioevo travolgono la città, saccheggiata e distrutta da Goti, Bizantini, Alemanni e Franchi. A differenza della maggior parte delle città antiche che si trasferiscono sulle alture, Fondi rimane lì dove l’ha voluta il mitico eroe Ercole. Saranno le famiglie dei Dell’Aquila e dei Caetani a farla risorgere fino a partecipare alla “rivoluzione” artistica e civile dell’Umanesimo e Rinascimento con la corte di Giulia Gonzaga Colonna. I Dell’Aquila innalzeranno il Castello, il “Gigante buono”, simbolo della città. Nel monastero di S. Magno i frati illustrano rotoli liturgici di rara bellezza. Ne è testimonianza lo splendido ed eccezionale ”Exultet” di Fondi, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Con i Caetani, soprattutto con Onorato II, la città, “capitale” di una vasta contea, che va dal Garigliano ai centri dei Monti Lepini, si arricchisce di monumenti “unici” nel Basso Lazio: i complessi conventuali di S. Francesco e S. Domenico, l’ospizio sacro di S. Bartolomeo, la chiesa ad aula della Madonna del Soccorso, la Collegiata di S. Maria e le fiabesche ed incantevoli architetture arabo-catalane del Palazzo del Principe dell’architetto Matteo di Forcimanya di Palma di Maiorca. La cattedrale di S. Pietro accoglie nuove opere pittoriche di Antoniazzo Romano, Giovanni da Gaeta, Cristofaro Scacco e Giulio Romano. Sculture notevoli di Arnolfo di Cambio e Tino di Camaino sono collocate sulle facciate e nelle cappelle gentilizie. Per alcuni mesi Fondi diventa centro della cristianità. Nel 1378, infatti, 13 cardinali eleggono al trono di Pietro il ginevrino Clemente VII, in opposizione al papa di Roma Urbano VI. E’ il periodo del “Grande Scisma d’Occidente”. Intanto, nel quadrante nord-est dell’antico castrum si è insediata da secoli una comunità ebraica, che costruisce il suo quartiere secondo le regole del sacro libro della “Mishnà”. Ne viene fuori un angolo della città suggestivo e singolare per le sue stradine “a baionetta”, per le ziqquah, per i cortili e per le scalinate delle abitazioni tutte rivolte verso un unico riferimento, la sinagoga. Con la corte di Giulia Gonzaga, vedova di Vespasiano Colonna, la contea diventa anche un centro della Riforma cattolica. A Fondi arrivano pittori, scrittori, poeti, cardinali e teologi, tutti orientati a riformare la Chiesa sull’esempio di Martin Lutero. Tanto fervore, però, viene interrotto tragicamente dall’incursione del pirata magrebino Kair-ed-Din, il Barbarossa, che intende rapire Giulia Gonzaga, la donna più bella del Mediterraneo e farne dono al Sultano Solimano II il Magnifico. Inizia un periodo di decadenza inarrestabile. La città è invasa dalla palude. Si svuota dei suoi abitanti. Sta per essere sepolta, come Amiclae, dal fango e dalle canne palustri. I pochi abitanti rimasti e le popolazioni dei paesi vicini e dell’Abruzzo la ripopolano, ingaggiando una lunga e defaticante lotta contro acquitrini e malaria. L’opera di bonifica iniziata nel XVII secolo si concluderà nella prima metà del 1900. Nei terreni sottratti alle acqua malsane sorgono contrade ed agglomerati urbani. Una più florida economia agricolo-commerciale, basata sugli aranci, porta il nome di Fondi sui mercati nazionali ed europei. Una fascia costiera di 13 chilometri circa ospita strutture ricettive per un turismo di massa. L’antico centro storico continua ad esercitare il suo fascino italico, romano, medievale, arabo e rinascimentale su visitatori attenti a cogliere le peculiarità e l’identità della storia trimillenaria di una città sorta e cresciuta sempre su se stessa. E che riesce ad esprimere eccellenti ingegni umani in tutti i campi dell’arte: Giuseppe De Santis, Pasqualino De Santis, Giuseppe Rotunno, Leopoldo Savona nel cinema; Libero De Libero, nella poesia; Domenico Purificato e Riccardo Manzi nella pittura e nel disegno; Dan Danino Di Sarra nella letteratura orientale. Gaetano Carnevale |
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